Il Metodo

Gli strumenti vengono dopo.

Osservo, esploro e raccolgo prima di scegliere una soluzione.

Fotografia, video, scrittura e strumenti digitali sono possibilità. Prima cerco di capire che cosa ho davanti, che cosa lo rende riconoscibile e che cosa vale la pena far emergere.

Metodo

Prima di raccontare, cerco di comprendere

Ogni progetto parte da qualcosa che esiste già.

Può essere un’impresa, un territorio, un prodotto, un evento, un’esperienza, una persona, un archivio o una storia. A volte esiste già anche un obiettivo preciso. Altre volte c’è soltanto un’esigenza, un’intuizione o qualcosa che merita attenzione ma non ha ancora trovato una forma.

Per questo non parto dagli strumenti.

Fotografia, video, scrittura e strumenti digitali vengono dopo. Prima cerco di capire che cosa ho davanti, che cosa lo rende riconoscibile e che cosa vale la pena far emergere.

Il percorso cambia ogni volta, ma il modo di affrontarlo segue alcuni passaggi.

Osservo

Prima di proporre una soluzione, guardo.

Cerco di capire il contesto, le persone, ciò che viene fatto, ciò che viene già comunicato e la percezione che ne deriva.

A volte significa attraversare un territorio. Altre entrare in un’azienda, osservare una lavorazione, conoscere un prodotto, partecipare alla preparazione di un evento o cominciare a sfogliare un archivio.

È il momento in cui cerco soprattutto di non arrivare con una risposta già pronta.

Esploro

Quello che appare al primo sguardo raramente è tutto quello che c’è.

Approfondisco il contesto, cerco connessioni, torno sui passaggi che sembrano più interessanti, confronto ciò che viene raccontato con ciò che incontro.

Esplorare può significare percorrere una strada, parlare con chi conosce un luogo, seguire un processo produttivo, ricostruire la storia di un’attività, osservare come viene utilizzato un prodotto o capire le relazioni che stanno dietro a un evento.

Serve a trovare ciò che non sarebbe emerso fermandosi alla superficie.

Raccolgo

Ogni progetto produce materia.

Possono essere fotografie, riprese, parole, documenti, testimonianze, dati, materiali d’archivio, riferimenti storici, appunti, conversazioni o elementi già prodotti dal committente.

Non tutto verrà utilizzato.

Raccogliere non significa accumulare. Significa costruire una base abbastanza solida da poter scegliere.

Comprendo

Metto in relazione ciò che ho osservato, esplorato e raccolto per capire dove si trova davvero il centro del progetto.

A volte coincide con quello che immaginavamo all’inizio. Altre volte emerge qualcosa di diverso: una storia che non era stata considerata, un valore dato per scontato, una relazione inattesa, un elemento capace di cambiare il punto di vista.

È qui che provo a distinguere ciò che è semplicemente presente da ciò che è significativo.

Ed è da qui che può nascere il progetto.

A volte bisogna idearlo. Altre volte esiste già e occorre trovare il modo migliore per svilupparlo. Può esserci qualcosa da raccontare, qualcosa da valorizzare o qualcosa che deve essere documentato.

Solo a questo punto scelgo i linguaggi e gli strumenti.

Parole, immagini, movimento, suoni e strumenti digitali possono raccontare in modi diversi. Possono lavorare da soli oppure incontrarsi nello stesso progetto, senza che un linguaggio debba limitarsi a spiegare ciò che un altro ha già detto.

Non parto dalla fotografia, dal video o dalla scrittura per cercare qualcosa a cui applicarli. Parto da ciò che ho compreso e cerco il modo più adatto per raccontarlo.


Non considero questo percorso una sequenza rigida.

Posso essere coinvolto quando ancora bisogna capire cosa fare oppure entrare in un progetto già avviato. In quel caso una parte del percorso può essere già stata fatta da altri e il mio lavoro comincia da lì.

Quello che cerco di non saltare è il passaggio fondamentale: prima di raccontare, cerco di comprendere.